sabato 16 ottobre 2010

Da sole

Vago con fare febbrile per le stanze alla ricerca di un'idea, pesetti da un chilo e venticinque grammi giacciono sballonzolanti nel mio stomaco, i capelli arruffati, mangio frise da stamane e non riesco a studiare. Non riesco, non mi va, non voglio, sono offesa con quei libri che non si fanno capire, che non si fanno amare. Giaccio stesa nel mio stomaco che si allarga enormemente, e mangio dentro e fuori lo stomaco. Divoro il mio stomaco.Vorrei essere altro, un cielo, forse un sole, uno di quelli che s'alza a un certo punto. No, non sopporto la luce in faccia quando dormo, non sono mattiniera. Uno di quelli calanti, che lentamente vanno a pucciarsi nel cielo scuro. Uno di quelli con fare pacione e il sorriso sincero.

6 commenti:

Zero ha detto...

Pucciarsi?

gianmai ha detto...

si... come il toast nel caffellatte.
Non t'era chiaro o ironizzavi?

Otto capelli bianchi ha detto...

Ogni punto fermo è una tragedia. Cominciare la frase successiva: un'impresa. E mangi, mangi, mangi. Come ti capisco, mosca. Coraggio

gianmai ha detto...

Già, non a caso ho scelto un sole, non sta mai fermo...o era la terra?!
bah

Zero ha detto...

Il sole è fermo, e la terra gli gira intorno, mi pare.
Ma può anche darsi il contrario.
Non facevo ironia...
I toast nel latte?! ;D

gianmai ha detto...

i toast, i toast, quelli imburrati ..yhumm